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zano64
    
Italy
194 Posts |
Posted - 12/01/2004 : 19:07:04
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Allego messaggio:
VIA SUPERDOGHI
Premessa Non so se avete presente chi è Roberto Dugheria (detto Doghi). Forse i giovani climber dell’ultima o penultima generazione non se lo rammentano. Era un ragazzone simpatico, bravo e forte alpinista, che nei primi anni ’80 si aggirava fra le Valli del Marecchia e del Savio salendo itinerari di roccia e chiodando il chiodabile. Erano tempi in bilico fra gli scarponi rigidi e le prime rudimentali scarpette. Fra chi osava usare il magnesio e portare l’imbrago basso, e chi, invece, rifiutava queste nuove tecnologie. Doghi si costruiva in casa i chiodi che piantava. Non esistevano spit, fix e tanto meno anelli resinati. Se avete voglia di vedere i suoi chiodi andate a Pennabilli o in zone dimenticate delle Balze o di Perticara. La prima volta che lo vidi fu appunto a Perticara. Provava a salire (con la corda dall’alto), una via, valutata 6c, che oggi si chiama “Tato way”. Gli chiesi timidamente che grado era. Lui mi rispose che poteva essere anche un VI grado! Dimenticavo. Allora, dalle nostre parti, la scala dei gradi era chiusa e nessuno si sognava di aprirla. Dugheria ebbe un incidente molto serio in montagna nel 1987. Gli franò addosso un intero pilastro di cinque metri mentre saliva sul Cimon de la Pala. Perse l’uso delle gambe e molte speranze. Oggi cammina aiutato da tutori metallici e, probabilmente, sogna ancora di chiodare i suoi piccoli monotiri. Scrivo questo perché se andrete a Pennabilli a ripetere la via che vi propongo, rivedrete i suoi chiodi arrugginiti e magari vi verrà voglia di sapere chi li ha piantati.
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Sabato 10 gennaio, in mezzo alla nebbia e sull’onda dei ricordi, io e Augusto Biasini, abbiamo riatrezzato, a fix del 10, una logica successione di passaggi, ripercorrendo le vecchie vie di Dugheria & Co.: “Superflash”, “Tirami su”, “Marcellino pane e vino”.
Ne è nata “SUPERDOGHI”, via di 3 tiri (di cui uno facile in mezzo).
Salire per una decina di metri il sentierino, fra i due blocchi sulla strada, sino ad una evidente fessura a sinistra.
Primo tiro: Partenza in fessura strapiombante, diedrino a destra, traverso a destra e fessura finale (5 fix e catena di calata): 6b, 5a, 4a, 5b (20 metri). Secondo tiro: Roccette, tratto camminabile, muretto (molto facile, 20 metri). Terzo tiro: Muro verticale, placca e liscio muretto finale (7 fix + 1 fix di sosta sulla cima): 5b, 5b, 6c (20 metri)
Per le prime ripetizioni portare una chiave inglese del “13” per stringere 2 fix trovati sul posto senza piastrina, una bruschetta di ferro per pulire l’inevitabile muschio degli anni, eventualmente il martello se volete recuperare qualche vecchio chiodo da tenere come soprammobile in biblioteca.
Lasciatene qualcuno però… … affinché i vostri figli comprendano di altri giorni e di altri uomini.
Gianni Fantini
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samu
    
Italy
632 Posts |
Posted - 13/01/2004 : 09:34:13
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Complimenti, e un grazie a Gianni e Biagio per avere "riportato" tra noi emozioni e storie di ieri. Samu |
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federico
    
Italy
274 Posts |
Posted - 13/01/2004 : 18:54:50
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Gianni mi ha chiesto di pubblicare una copia della relazione della "Palestra del Roccione" di Pennabilli, fatta da Dugheria. E' la testimonianza di un periodo nel quale non esistevano, come oggi, le guide delle falesie, se non per le falesie "importanti".
Il documento è disponibile nei formati: PNG (592Kb), TIF (644Kb) e GIF (765Kb).
Nota: l'intenzione mia e di Gianni è quella di pubblicare un documento "storico", non una relazione dettagliata ed aggiornata. Quindi tutti i chiodi sugli itinerari (sempre che ci siano ancora) sono vecchi e precari.
Ciao a tutti. Federico
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beppe
    
Italy
184 Posts |
Posted - 17/01/2004 : 08:17:11
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Vedo che tra le note il buon Doghi consigliava di effettuare la prima salita con corda dall'alto.....questo si che è vero HARD GRIT. Perchè non ci troviamo una domenica tutti a Pennabilli come accadeva 15 anni fa e terminiamo la giornata con le tagliatelle in trattoria.. Un nostalgico Beppe |
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guido
    
Italy
482 Posts |
Posted - 18/01/2004 : 21:02:28
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1985. Back from Pennabilli. Eravamo in quattro: oltre a me, Giacomo, Giorgio e Roberto, detto “mucciozzi”. Tutti con scarpe da ginnastica, a parte Giacomo che sfoggiava un paio di Mariacher che credo avesse comprate usate da qualche conoscente, un imbrago intero (sempre di Giacomo), una corda chiesta in prestito al CAI di Rimini (ma lo fanno ancora questo servizio?), qualche cordino (ancora di Giacomo) e due moschettoni a pera: uno per la mulinette, l’altro per il mezzo barcaiolo. Si utilizzò il pezzo superiore di un’imbrago intero, acquistato da mia sorella per fare le ferrate in dolomiti e da lei saggiamente mai utilizzato: pensò bene di risparmiare due lire non acquistando i cosciali!!! Ovviamente noi non guardammo tanto per il sottile: il mezzo, seppur parziale, c’era...e non si sfilava tanto facilmente dalle braccia come si potrebbe supporre!!! Non so’ come tornai a casa intero da quella prima esperienza d’arrampicata...grazie Fede e grazie Zano.
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zano64
    
Italy
194 Posts |
Posted - 19/01/2004 : 19:04:01
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Domenica 18 gennaio 2004. Giornata Patagonica. Fra uno scrocio e l'altro ripetiamo Superdoghi. Beppe pulisce gli appigli con dolcezza, stringe le piastrine, ricorda i tempi andati.
Altri fantasmi s'aggirano nei paraggi.
E' in queste rare giornate d'ozio che il forte climber ritrova la voglia di trombare!

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