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 RITORNO IN VERDON

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T O P I C    R E V I E W
zano64 Posted - 24/01/2007 : 20:30:47
A 20 ANNI ESATTI DAL PRIMO MITICO VIAGGIO IN VERDON CON PASO E DONA STO PENSANDO DI ORGANIZZARNE UN SECONDO NELLA SETTIMANA A CAVALLO DEL 1° MAGGIO 2007.

SE VI SIETE STANCATI DI STRAPIOMBI, SVASI, E DURA ARENARIA E' IL MOMENTO DI PENSARCI SERIAMENTE E RITORNARE ALLE DOLCI PLACCHE CALCAREE ED AL SUBLIME GAZ CHE SOLO LE GOLE DEL VERDON SANNO REGALARE.

MAGO ZANO


PIU' SIAMO .... MEGLIO STIAMO!!!!
15   L A T E S T    R E P L I E S    (Newest First)
Andrea_M Posted - 04/04/2007 : 08:20:05
Con un racconto così viene voglia di essere già lì.
Complimenti a Zano, scrivi veramente bene, si vede che non sei uno dei climber ingegneri che ammorbano la ValMarecchia.

Andrea
Andrea Posted - 29/03/2007 : 15:13:04
oggi mi ha chiamato il mago zanoper sentire se ero oppure no del gruppo
sono ancora incerto per una serie di motivi..personali..ma mi sono sentito una merda..perciò farò di tutto per avere il 30 aprile di ferie e farmi almeno 4 giorni con i più forti grimper romagnoli!
zano64 Posted - 21/02/2007 : 21:15:24
Mancano circa due mesetti alla spedizione romagnola in Verdon prevista per fine aprile/primi di maggio.
Vi state allenando con il giusto approccio mentale?
Avete chiesto le ferie al vostro principale?
Avete avuto il bonus dalla morosa?

Intanto vi consiglio di scaricare la guida su coronn.com

zano
zano64 Posted - 09/02/2007 : 20:33:27
continua

La mattina successiva fecero colazione nel piccolo bar sulla piazza del paese. Patrick Edliger era seduto all’ultimo tavolo di sinistra. Beveva un cappuccino e leggeva il giornale del mattino.
Quando li vide li salutò amichevolmente. Dopo colazione s’avviarono pigramente verso il canyon. Oggi avevano deciso di provare qualcosa di più difficile: L’Eperon Sublime. La via presentava diversi tratti in fessura e un esposto traverso a metà parete.
A differenze delle vie in placca queste vie in fessura dovevano essere protette con nut e friend. La relazione diceva 6b e forse anche un passo più duro. Alex, a furor di popolo, condusse da capocordata per tutte le lunghezze. Dopo il difficile traverso si trovò di fronte un’esile fessura superficiale. La salì in opposizione e poi ad incastro. Percorse gli ultimi difficili metri senza mettere protezioni (l’ultimo friend disponibile l’aveva utilizzato giù, sul traverso). Fu in quel tiro che rischiò seriamente di volare molto lungo. Mentre saliva pregava Dio che non gli venissero a mancare le forze, la concentrazione e la calma necessaria. Arrivò alla sosta stremato. Baso sullo stesso tiro volò più volte da secondo.
“Sei stato molto bravo, Alex!” disse Samanta, quando arrivò a sua volta in sosta.
“Ma cerca di non farlo più!”

* * *

Il vento a fine settimana cambiò di direzione. Girò da nord portando con sé freddo e pioggia. La prima cordata della Romagna ad aver visitato il Verdon si era fatta onore. Aveva portato a casa, in buono stile, vie come Ula e La Demande: vie mitiche e bellissime che ogni arrampicatore vorrebbe poter scrivere nel suo taccuino. Niente male per dei principianti!
Partirono verso casa in una triste e piovosa domenica d’inizio ottobre.
Si fermarono da Bourbon per saldare il conto del campeggio. Sua moglie, una donnina grassa, con un fazzoletto nero annodato in testa, aprì la porta. Il contadino non era in casa. La donna disse loro, con modi cortesi, che suo marito era andato in paese e che non sarebbe tornato prima di sera.
“Ma noi dovremmo pagare!” insistette Baso.
La donna diede loro la mano e li salutò con un largo sorriso.
“Oui!”
“Oui!”
“La prossima volta pagherete!” disse.
“Non vi preoccupate!”
“Don’t worry!”
“Chi è stato in Verdon prima o poi ritorna!”

* * *

Quel viaggio rimase un punto fermo nell’esperienza di quei ragazzi, un momento magico e di rara bellezza. Mai dimenticato. L’amicizia, l’amore, l’arrampicata presero forza e si nutrirono del ricordo di quelle giornate. Fu come salire su di una collina e trovarsi di fronte, improvvisamente, un orizzonte sconfinato. Tutto sembrò facile ed ogni progetto realizzabile. Ogni roccia, anche se piccola, fu vista con occhi diversi e con grande rispetto.
La cordata Alex, Baso, Samanta continuò per molti anni ad arrampicare insieme, con entusiasmo e umiltà. Altri amici si unirono e il loro gruppo si allargò. Altri fecero, dopo di loro, cose ben più importanti.
Ma a loro rimase il merito di essersi spinti per primi in territori inesplorati, di aver avuto la voglia di andare e provare. Loro per primi ebbero l’ardire e la sfrontatezza di confrontarsi con il mito del Verdon.


FINE
zano64 Posted - 05/02/2007 : 19:48:14
..............

Quella notte, la prima notte, si sfiorarono appena.
Alex si sistemò di fianco a lei, la baciò a lungo sulla fronte, sulle labbra e sul collo. Assaporava l’odore e il sapore che quel giovane corpo emanava. Si sentì felice, come non lo era mai stato. Iniziò ad accarezzarla piano. Aveva la pelle scura, morbida come velluto. Giocò coi suoi capezzoli diventati improvvisamente turgidi.
“Samanta!” sussurrò.
“Mi sono innamorato di te!”
Samanta gli accarezzò la testa. L’avvicinò a sé.
“Lo so!” rispose.
“L’ho sempre saputo!”
“Sono talmente felice che potrei anche morire!” continuò Alex.
“Non te lo permetterò, Alex!”
“Di questo puoi starne certo!”
“Non i prossimi giorni… almeno!”

* * *

“Dunque dobbiamo scendere?”
“Non c’è niente da fare?”
Alex, Baso e Samanta erano sul bordo del canyon.
Guardavano spaventati verso l’abisso. La mattina era nuvolosa e abbastanza fredda, almeno rispetto al clima dei giorni precedenti. Il Mistral ululante risaliva le pareti e si insinuava, fischiando, tra i grossi alberi contorti dell’altopiano. Erano circa le dieci del mattino. Avevano fatto le cose con calma, una buona colazione ed una lunga passeggiata di ricognizione.
“Si, Baso! Ci tocca!” rispose Alex.
“Se vogliamo arrampicare dobbiamo prima scendere!”
“Non c’è niente da fare!”
“Funziona così!”
“Speriamo di non aver sbagliato settore!” disse.
“Se ci caliamo in una zona con tutte vie dure non riusciremo mai più ad uscire, lo sai”.
“Ma no, Baso!”
“Stai tranquillo!” disse Alex.
“Le doppie sono queste!”
“Siamo nel posto giusto, ne sono certo!”
Si calarono a malincuore prestando mille attenzioni.
Alex scendendo non osò guardare di sotto. Non ce la faceva proprio. Se guardava giù verso l’abisso rimaneva come ipnotizzato.
“Le soste sono sicure?” urlò Basò, prima di iniziare a sua volta la discesa.
“Ci sono tre spit e una catena!” gridò di rimando Alex.
“Vieni pure!”
“Cazzo! Non mi fido molto di questi spit!” borbottò Baso sottovoce, prima di lasciare l’altopiano.
Non avevano mai visto degli spit da vicino. A Baso sembravano piccoli. Sapeva che erano stati piantati bucando la roccia, facendo poi espandere un cuneo di metallo all’interno del tassello. Ma non si fidava molto di questa novità. Non si riusciva a vedere cosa c’era sotto la piastrina, né per quanto in profondità erano inseriti nella roccia. Questo non era una buona cosa!
Così iniziarono a scendere.
“Baso?” chiese Alex a un certo punto.
(Samanta era ancora agganciata alla sosta sopra di loro e non poteva di certo sentire).
“Non sei arrabbiato con me per via di Samanta, vero?”
“Sai mi dispiacerebbe molto per la nostra amicizia!” aggiunse Alex.
“Ma no, testone!” rispose Baso.
“E’ tutto ok, é giusto così!”
“Era solo questione di tempo!”
“Lo sapevo che sareste finiti insieme voi due!”
“Me lo sentivo!”
Disse questa cosa con aria rassegnata. Ma si vedeva che era sincero.
Dopo cinque discese a corda doppia, a metà della parete, si fermarono all’altezza di un giardino pensile. Era un posto allegro. Ci si poteva slegare, camminare, prendere il sole. Si spostarono con cautela sino all’attacco della loro via. La roccia era incredibilmente solida e molto lavorata: piccoli buchi, grandi maniglie, fessure.
Le difficoltà dell’itinerario erano contenute ma il vuoto attorno impressionante. In fondo il rumore del fiume si sentiva appena. Piccole canoe colorate stavano scendendo velocemente lungo la corrente.
“Non ho mai visto nulla di più selvaggio!” disse Samanta.
“Ragazzi! Io con tutto questo gaz attorno mi sto cagando addosso!” confessò Baso.
“Ecco cos’era questa puzza!” rispose sorridendo Alex.
Salirono quella via acquistando fiducia ad ogni metro.
“Come cazzo si chiama questa via?” chiese Baso.
“Afin che nul ne meure” rispose Alex con pazienza.
Alex, che andava da primo, dovette saltare qualche spit ogni tanto perché non aveva con sé rinvii a sufficienza. Il sole era riapparso e ora faceva molto caldo. Dopo tre ore erano di nuovo sul bordo dell’altopiano. Stavano imparando quel nuovo gioco rapidamente e ci prendevano gusto.
“Facciamo Wid is love?”
“E’ qui vicino!” suggerì Alex.
“Nella guida c’è scritto che è un bel tiro di 6a!”
“No grazie, ragazzi!”
“Io vi aspetto qui a prendere il sole!” rispose Samanta.
“Per me oggi basta così!”
Alex e Baso si calarono sul tiro. Provarono una strana sensazione nel momento in cui, appesi ai chiodi della sosta, con trecento metri di vuoto sotto al culo, ritirarono la corda doppia.
“Alex! Per favore!”
“Questi giorni diamoci una regola!”
“Controlliamoci sempre i nodi a vicenda! Ok?”

* * *

Mezz’ora dopo erano di nuovo su. Per quel giorno ne avevano avuto abbastanza.
“Dove si sarà cacciata Samanta?” chiese Alex.
Iniziarono a cercarla. Alla fine Baso la trovò distesa dietro un grande sasso, in mezzo al bosco, non molto distante dalla strada. Stava prendendo il sole.
Si era tolta la canottiera e il reggiseno e stava beatamente dormendo a tette nude. Baso rimase a guardarla per un po’. Aveva un seno veramente bello.
“E’ una gran figona!” pensò.
Alex sopraggiunse poco dopo e guardò Samanta. Poi si girò, con sguardo severo, verso Baso. Questi alzò le mani facendogli capire che lui non aveva nessuna colpa.
“Mi sai che ti ci dovrai abituare!” disse Baso dandogli una gran pacca sulla spalla.
“Sai, Alex, la morosa è una fonte continua di preoccupazioni!" continuò.
“Non ci avevi mai pensato?”

* * *

Il giorno successivo tentarono una via più impegnativa. La guida indicava due tiri di 6a, uno di 5c e due tiri di 6a+. Scoprirono che i gradi in Verdon non erano stiracchiati come a casa. O forse loro erano molto in forma. Abituati alla roccia spugnosa di Pietramora e Bagnolo si sentivano sicuri su quel calcare grigio e compatto. Anche Baso iniziò ad andare da primo. Si trovava bene su quelle placche dove più della forza valeva la tecnica. Era solo difficile convivere col vuoto impressionante che li circondava. Si abituarono anche agli spit, considerandoli infine molto più affidabili dei chiodi tradizionali.
La sera dovettero fermarsi al “Perroquette Verte” (un negozietto che vendeva articoli sportivi e souvenirs) per comprare qualche moschettone. In quell’occasione scoprirono che esistevano fettucce già pronte, cucite anziché annodate, da utilizzare nei rinvii. Baso, in ogni caso non ne volle sapere, sostenendo che quelle cuciture non gli sembravano a prova di bomba (qualcuna, comunque, scivolò di nascosto dentro la sua tasca). In quell’occasione Alex acquistò una pantacalza a righe gialla e nera, tipo Ape Maia. Con quella addosso era perfettamente in sintonia con l’abbigliamento degli abitanti del campeggio. Tutti la portavano. Basò ne provò qualcuna. Ma non era proprio elegantissimo.
“Sai Baso!” gli disse Samanta.
“Forse per la tua taglia vanno meglio dei pantaloni meno aderenti!”
“E’ meglio che continui ad arrampicare con il tuo pigiamino azzurro!” concluse ridendo.

* * *

Quel giorno capitò una cosa decisamente simpatica.
Di fianco a loro, sul pilastro vicino, era impegnata un’altra cordata. La loro via era molto impegnativa.
“Forse 7b!” disse Alex.
“Oppure anche di più!”.
“Ragazzi!” disse Samanta.
“Ma quello, lassù è…”
“Guardate anche voi!”
“Ma si!” rispose eccitato Baso.
“Quello è Patrick Edlinger!”
“Il mitico!”
“E’ proprio lui!”
“E’ inconfondibile con quei capelli biondi!” confermò Alex.
Il grande Edlinger era impegnato nel superamento di una pancia strapiombante, circa venti metri più in alto a destra.
“Patrick!”
“Patrick!”
Iniziarono a chiamarlo a gran voce. Edlinger una volta arrivato alla sosta, si voltò verso di loro facendo un cenno di saluto con la mano.
“Cazzo, ragazzi!” disse Baso.
“Questo posto è il massimo!” continuò.
“Il sole, il caldo, il vuoto, la roccia eccezionale, gli spit e tutto il resto!”
“Adesso anche il grande Patrick che arrampica di fianco a noi!”.
“Quando lo verrà a sapere Peppe morirà d'invidia!”
“Grazie ragazzi, grazie per questo viaggio!”
Baso si era leggermente esaltato. Era euforico e non riusciva a stare fermo. Iniziò a baciare Samanta e Alex.
“Vi voglio bene ragazzi! Davvero!”
“Ok! Ok! Va bene, Baso!”
“Calmati adesso!” rispose Alex.
“Concentrati invece per il prossimo tiro!”
Baso partì deciso. In quel preciso momento si sentiva talmente bene che avrebbe salito anche Papy on Sight se solo gli avessero ordinato di farlo!
“Secondo me, ieri sera ha fumato qualche canna di troppo!” sussurrò Alex a Samanta, baciandola sul collo.
Nel tiro successivo sentirono Patrick di fianco a loro che urlava e imprecava a più non posso. Era arrivato quasi alla fine del tiro. La sua corda aveva formato una specie di nodo e si era incastrata per bene contro un alberello. Gli mancava qualche metro per arrivare alla sosta. Gridava verso il compagno che, da sotto, non poteva di certo aiutarlo. Alla fine fu costretto ad appendersi a un chiodo. Riuscì a ridiscendere fino al groviglio e a liberare la corda.
“Vedi Baso!” gli disse Alex.
“Anche i grandi, a volte fanno delle cazzate!”
Uscirono dalla via e si sporsero per guardare Edlinger che saliva l’ultimo tratto della parete.
Saliva leggero, sicuro, senza alcuno sforzo apparente. Era veramente un dio! Quando sbucò fuori s’avvicinarono e gli diedero la mano.
“Hello, Patrick!” disse Samanta.
“Bon jour!”
“Ca va?” rispose educatamente Edlinger.
Anche Baso, al culmine dell’eccitazione gli diede la mano.
“Piacere! “I’am Baso!” furono le uniche parole che riuscì a pronunciare.

* * *

Quella sera Samanta e Alex si ritirarono nella tenda che era ancora presto. Samanta si tolse di dosso gli abiti e si mise in ginocchio di fronte a lui. Iniziarono ad accarezzarsi lentamente e con dolcezza. La luce della luna quasi piena illuminava i corpi nudi di quei due giovani. Si esplorarono a vicenda, senza fretta.
Alla fine Alex l’accolse su di sé. Samanta sapeva di buono, di sole, di casa. La tenne stretta a lungo, mordicchiandole il seno. Samanta iniziò a muoversi a ritmo, gemendo di tanto in tanto. Alex le mise una mano sulla bocca per farla zittire.
Rimasero avvinghiati, cercando di capire attraverso l’amore, l’intima natura della loro anima. Arrivarono al momento del piacere quasi simultaneamente e così restarono, uno dentro l’altra, finché il loro respiro ritornò normale.
Si distesero su di un fianco e s’addormentarono scambiandosi parole, baci e promesse. Parole, baci e promesse.

* * *
marcello Posted - 05/02/2007 : 13:24:02
... non lo fermi più, è adesso che viene il bello!
vale_drill_man Posted - 02/02/2007 : 19:58:15
aiuto....fermate zano

se è vero che il mondo gira.......io allora sto' fermo!!!
zano64 Posted - 02/02/2007 : 18:44:13
CONTINUA....

Avevano lasciato l’autostrada già da un bel po’ e si erano immessi sulla statale N85 per Castellane.
Alex aveva guidato sino al confine. Poi Baso gli aveva dato il cambio. Erano in viaggio ormai da otto ore. Il caldo e la stanchezza si facevano sentire.
La strada era salita con ampi tornanti percorrendo un paesaggio arso dal sole, lunare, aspro e silenzioso.
Samanta era scesa dalla macchina e stava facendo pipì dietro un cespuglio. Seduto al volante, Baso si asciugava il sudore dalla fronte utilizzando la maglietta sdrucita. Provò ad iniziare un discorso che gli stava molto a cuore. Era da almeno tre ore che gli frullava in testa quella cosa.
Doveva assolutamente liberarsene.
“Alex?” sussurrò.
“Alex?”
Dormicchiava in uno stato di semi-incoscienza sul sedile posteriore dell’auto.
“Come faremo per stasera?” chiese.
Alex non capì immediatamente.
“Abbiamo due tende e siamo in tre!” riprese Baso.
“Bisognerà decidere come dividerci per la notte!”
“Che cosa facciamo?”
“Ce la giochiamo a testa o croce?” continuò.
Alex, raggomitolato su se stesso, si scosse appena.
Iniziò a pensare a questa cosa. Sorrise seguendo qualche bizzarra idea.
“Baso!” “Non ti montare la testa adesso!” rispose infine.
“Penso che dovrai prestare la tua canadese a Samanta e accontentarti della puzza dei miei piedi!” disse.
“Avrà bisogno di spazio, con quello zaino che si è portata dietro!”.
“Sai tutte quelle cose che si portano appresso le femmine, creme, profumi, assorbenti…”
“Latte detergente, un quintale di biancheria intima…” continuò.
“Specialmente mutandine trasparenti…” aggiunse Baso con malizia.
Il discorso rimase sospeso. Samanta era risalita velocemente in macchina.
“Possiamo continuare ragazzi!”
“Ho fatto tutto!”
“Sono pronta!” disse allegramente, chiudendo la portiera.
“Baso ti prego, metti in moto!”
“Vorrei arrivare a La Palud prima che faccia notte!”
Alex pensò ai vantaggi di avere Samanta come compagna di viaggio. Innanzi tutto le donne avevano il potere di ridimensionare anche le situazioni più critiche e drammatiche. Davano serenità e stabilità mentale alla cordata. Inoltre, cose non da poco, la cena, la pulizia e l’ordine erano assicurati!

* * *

Dopo trenta minuti videro il cartello che indicava il paesino di La Palud–sur-Verdon. Ora la strada procedeva in leggera salita, disegnando semicurve sull’altopiano boscoso. Alex si era svegliato completamente. Guardava i vecchi borghi di pietra, disposti sulle alture circostanti. I panni erano appesi ai fili. Qualcuno vi abitava. Le capre brucavano tranquillamente l’erba sui radi pascoli.
“Baso, Alex, lo sentite?”
“Che cosa, Sam?” rispose Baso.
“E’ l’odore del maquis!” disse Samanta.
“E’ qualcosa di inebriante, non trovate?”
Sospirò e chiuse gli occhi. Baso stava per rispondere con una delle sue solite stronzate, ma si bloccò improvvisamente. A sinistra, dopo la curva, fermò di colpo l’automobile, al bordo della strada. Un brivido freddo corse lungo la schiena. Frenò sul ghiaino rischiando di essere tamponato.
“Signori!” annunciò solennemente.
“Amici! Siamo arrivati al capolinea!”
Scese di corsa dalla macchina, lasciando lo sportello spalancato e s’affacciò incredulo all ringhiera del parapetto. Davanti ai loro occhi si apriva uno scenario grandioso: un canyon profondo, circondato da altissime mura di roccia grigia e verticale. In fondo al canyon, giù in basso, un torrente verde chiaro, spumeggiante di acque tumultuose in perenne lotta con la roccia circostante. Il canyon sembrava non avere fine. Ad un certo punto, in fondo, verso l’orizzonte, proseguiva verso destra, tagliando di netto l’altopiano.
Lo sguardo di Samanta si concentrò sulla grande falesia di destra. Si intuivano dei puntini colorati attaccati alle pareti.
“Cazzo!”
“No!”
“Non ci credo!”
“Non vorrete davvero arrampicare su quelle lavagne!” esclamò Samanta spaventata.
“Ditemi che è uno scherzo!”
Alex e Baso erano turbati quanto lei e anche di più.
Non avevano mai visto nulla di simile sino ad ora.
Anche le più verticali pareti delle Dolomiti erano rotte di tanto in tanto da cenge o modellate in diedri e fessure. Qui si vedeva solo una unica gigantesca placca grigia, leggermente strapiombante. Più sotto, delle grandi caverne di roccia giallastra. Solo qualche boschetto pensile interrompeva di tanto in tanto la continuità della roccia.
Risalirono in macchina, sconvolti ed eccitati. Decisero di percorrere la strada panoramica che costeggia il bordo delle pareti. Ogni tanto si fermavano per dare un’occhiata sull’abisso, ogni volta un tuffo al cuore.
Alcuni arrampicatori si stavano calando in doppia, utilizzando i tubi del guardrail. Li videro scendere per circa trenta metri, attaccarsi agli spit di sosta.
Da lì legarsi di nuovo e partire verso l’alto. Sotto di loro un vuoto impressionante di almeno tre - quattrocento metri.
“Sono pazzi!”
“Sono dei pazzi!” bisbigliò Samanta.
“Solo dei matti possono scendere da lì!”
“Bisognerà stare molto attenti alle manovre!” disse Alex pensieroso.
“Non sarebbe bello cadere da quell’altezza!” aggiunse.

* * *

Finalmente arrivarono in paese. Era piccolo e pulito, addormentato nella calura del pomeriggio. In giro non c’era quasi anima viva. Gli abitanti probabilmente erano chiusi in casa o seduti all’ombra di qualche grosso albero. Le campane della piccola chiesa risuonarono, battendo l’ora. Chiesero informazioni su dove campeggiare a due climbers che passeggiavano di fronte al bar della piazzetta. Erano alti e smilzi. Portavano lunghe baguette sotto braccio. Indicarono a gesti un campo di terra all’uscita del paese, in fondo alla strada.
“Bourbon!”
“Camping Chez Bourbon!” risposero decisi.
Proseguirono lungo la strada principale sino alla fine del paese. Un cartello di legno, scritto con vernice nera, indicava il luogo.

BOURBON CAMPING

Si resero subito conto che non era un vero e proprio campeggio. Non era recintato e non aveva una reception. Non aveva piazzole segnalate. Era l’aia di una vecchia casa di campagna. Niente di più.
Probabilmente il contadino aveva capito che il turismo era meno faticoso e più redditizio del lavorare quella dura terra. Le tende erano disposte a caso, alcune in cerchio, altre in disparte. Parcheggiarono l’auto e si guardarono un po’ intorno.
“Direi di piantare le tende sotto quell’albero, laggiù in fondo!” suggerì Baso.
“Cosa ne dici Sam?”
“Fate come volete!”
“Io vado a cercare una doccia!” rispose.
“Ho bisogno di raffreddarmi un po’!”
“E’ troppo caldo!”
Alex e Baso iniziarono a scaricare i bagagli sotto un sole cocente. Alex montò rapidamente la sua tenda igloo. Poi, mosso a pietà, aiutò il povero Baso a montare la sua pesantissima canadese.
“Mettiamole una di fronte all’altra!” suggerì Alex.
Intanto Samanta era in giro per il camping. Era un bel posto, polveroso, assolato, ma tutto sommato, carino. Era circondato da grossi ulivi e da altri alberi, con fronde cadenti sino a terra, di cui non conosceva il nome.
Vicino alla casupola dei bagni avevano costruito una zona per gli allenamenti. Un climber pelle e ossa stava facendo trazioni su di una trave in legno. La sua compagna, in pantacalza azzurra e reggiseno nero, saliva con le sole braccia su di una scala di corda. Più in là un altro climber andava su e giù in equilibrio lungo una grossa catena legata tra due alberi. Molte persone erano distese sul prato lì vicino. Fumavano all’ombra e parlavano animatamente, godendosi la luce del pomeriggio. Un forte odore di marijuana e la musica di Paolo Conte si diffondeva nell’aria. Era un mix piacevole di odori e suoni.
Samanta fece la doccia e si rinfrescò per bene, si mise addosso i pantaloncini corti e logori di jeans ed una canottiera pulita. Ciabatte infradito ai piedi. Si sciolse e si spazzolò per bene i capelli. Si profumò e si guardò infine allo specchio trovandosi molto attraente. Tornò dai ragazzi.
“E’ proprio un posto carino!” disse loro.
“C’è gente molto simpatica in giro!”
“E molto secca!” aggiunse Baso.
“Sono il più grasso di tutti!”
“E dov’è la novità?” ridacchiò Alex.
Appena finito di sistemare l’accampamento si stesero al sole. Samanta s’immerse nella lettura di un libro. Aveva portato Hemingway e qualcosa di Herman Hesse. Rimase immobile e silenziosa per almeno due ore. Alex e Baso iniziarono a consultare le fotocopie della guida. Poi Baso s’addormentò al sole.

* * *

Verso sera Samanta si mise in azione.
“Non avete fame?”
“Preparo qualcosa da mangiare!” disse infine.
Tirò fuori dal suo bagaglio pasta, pentola, fornellino e sugo pronto.
“A casa ho preparato qualche sughetto sfizioso!”
“Vi va di assaggiare quello al tonno stasera?”

* * *

Samanta ci aveva pensato, aveva riflettuto a lungo.
La cosa migliore era chiedere ai ragazzi di poter dormire in tenda da sola. Era una buona cosa. Non era il caso di creare delle complicazioni sentimentali durante quella vacanza.
Samanta ci aveva pensato. Era arrivata alla conclusione che fra Baso e Alex preferiva…Alex…
…era quasi sicura di preferire Alex!
Era carino, posato, gentile. Ma anche Baso non era male…simpatico e generoso. Samanta promise a se stessa di comportarsi bene e di non essere avventata. Aveva appena lasciato il suo fidanzato. Non doveva dimenticarlo! Non era il caso di infognarsi subito in altre storie.
Samanta aveva riflettuto a lungo. Naturalmente sapeva che Alex aveva un debole per lei. Lo aveva sempre saputo. Glielo leggeva negli occhi ogni volta che lo guardava. Era timido ed avrebbe impiegato almeno qualche mese per farsi avanti e dichiarare apertamente le sue intenzioni. Alex era discreto in queste cose. Ecco: questo gli piaceva davvero!
Non era il solito ragazzo spavaldo e senza paura come tanti. Vedeva nei suoi occhi la forza, la tranquillità, la razionalità che lei non possedeva.
La sera prima di partire aveva sognato di vivere con lui. Al risveglio aveva continuato a fantasticare, immaginandosi sposata con dei figli, un maschio ed una femminuccia. Forse era l’uomo giusto per lei. Lei che era così ostinata e impulsiva. Forse non ci aveva ancora pensato abbastanza. Forse non bisognava pensarci affatto!

* * *

Rimasero a parlare e a scherzare a lungo, di fronte alle tende, sorseggiando birra finché non fu completamente buio. Domani avrebbero arrampicato, finalmente. Domani era il gran giorno.
Era ora di andare a dormire, adesso. Erano tutti molto stanchi. Il campeggio era diventato improvvisamente silenzioso. Anche l’odore della cannabis si era dileguato con il vento fresco della sera. Era diventato quasi freddo.
Samanta guardò verso il cielo e sospirò. Uno sciame di stelle lo attraversava.
“Baso?” chiese Samanta.
“Baso?”
“Che cosa c’è, Sam?” rispose gentilmente.
“Dimmi pure!”
“Mi presti la tua canadese per questa vacanza?”
“Certo Samanta!”
“E’ a tua disposizione!”
“Lo sai!”
Ci fu un attimo di silenzio.
“Alex!” riprese lei con un filo di voce.
“Alex!” sussurrò di nuovo.
Si avvicinò ad Alex con premura.
“Ti dispiacerebbe farmi compagnia questa notte?”
* * *

Così facendo, Samanta, con voce lieve, avventata come sempre, cambiò per quello che poteva, il corso di quella vacanza e della loro storia.

CONTINUA...
vale_drill_man Posted - 31/01/2007 : 20:44:10
mamma mia che avete la vena poetica nello scrivere?nn riesco a leggere tutto,chi mi fa unn riassunto?

se è vero che il mondo gira.......io allora sto' fermo!!!
zano64 Posted - 31/01/2007 : 19:01:03
Continua....


“Voglio provarci!” disse Alex mentre si alzava in fretta.
“Cazzo!”
“Ci provo!” ripeté Alex per darsi coraggio.
Gli altri lo fissarono attoniti.
“Ma Alex, sei sicuro di quello che dici?” disse Peppe.
“Guarda che ti potresti anche far male!” insinuò Jacopo.
“Molto male!” aggiunse Baso.
“E’ una via pericolosa!”
Alex era determinato. Sicuramente era fuori di testa.
Non aveva nessuna possibilità di farcela. Forse era l’effetto della birra o del troppo caldo, o di tutte e due le cose insieme. Intanto il sole stava tramontando dietro la collina di fronte e l’aria era diventata più fresca.
“Datemi la Ada!” ordinò Alex. “La Ada!”
“Ti do la mia corda che è nuova!” rispose prontamente Peppe.
“No!”
“No!”
“Ho detto che voglio la mia Ada!” ripeté, eccitato.
“Di solito mi porta bene!” aggiunse.
Alex aveva degli occhi strani, spiritati. Sembrava un folletto del bosco. Si mise in un angolo e cercò di concentrarsi. Rimase in silenzio per un lungo momento, inspirando ed espirando con forza.
“Questo è scemo!” pensò Jacopo.
Alex si legò e partì veloce. Baso lo assicurava con estrema attenzione, come se stesse assicurando un bicchiere di cristallo. Un silenzio irreale si creò sotto la parete. Fino alla fine della placca Alex arrampicò contratto. Avrebbe sicuramente fatto una figuraccia.
“Ma chi se ne frega!” pensò.
Forse, però, si sarebbe anche fatto male. Questo non doveva succedere! Alex non ci volle pensare.
Sperava nella tenuta di quel chiodo angolare, arrugginito, infilato in malo modo, dal basso verso l’alto. Sotto al tetto, prima della sequenza chiave, si fermò un attimo e chiuse gli occhi.
“Devo restare calmo!” pensò.
“Rimani calmo, Alex, per l’amor del cielo!”
“Concentrati solo sulle prossime due prese!”
Inspirò a fondo. Poi partì deciso. All’improvviso si sentì leggero, immaginando di essere come Berhault, il suo preferito fra tutti i grandi. Immaginò di salire sul muro della Rocca, a venti centimetri dal suolo. Lanciò con grande precisione allo svaso. Accoppiò le mani. Rilanciò di nuovo, con calma. Alzò il piede verso l’alto e poi lo caricò. La sequenza dei movimenti si svolse fluida e naturale, la forza lo sostenne. In un attimo era fuori, sopra al tetto. Ricominciò a respirare.
“Cazzo sono fuori!” pensò.
Era tremante ed incredulo.
“Evviva!” iniziò a ululare di gioia.
“Evviva!”
Da sotto gli altri ragazzi lo guardarono come se fosse arrivato un extra - terrestre. Iniziarono ad applaudire e a ricambiare le urla di gioia, sempre più convinti. Alex aveva vinto la scommessa con Jacopo. E, senza saperlo, aveva appena salito la sua prima via di 6c.
Fu un grande giorno. Ritornò tranquillo alla base della parete, canticchiando allegramente una canzone di Vasco.
“Allora, merdacce!”
“Chi vuol venire in Verdon con me?”

* * *

Per l’ultima settimana di settembre fu deciso. Baso e Alex sarebbero partiti per il Verdon. Jacopo avrebbe pagato la benzina e il pedaggio dell’autostrada. I patti andavano rispettati!
I preparativi furono frenetici. Alex era riuscito a farsi prestare l’automobile da suo padre, una sgangherata Audi 80 di seconda mano. Riempirono il bagagliaio dell’auto di viveri, di corde e materiale vario prestato dagli amici. Pacio consegnò loro in prestito, con fare solenne, i suoi tre friend appena acquistati.
“Fatene un buon uso ragazzi!” disse loro quasi con le lacrime agli occhi.
“E cercate di non perderli!”
“Con quello che costano!”
Baso riuscì a procurarsi da un amico scout una tenda canadese a due posti. Alex trovò in svendita una igloo Ferrino nuova fiammante, di un bel colore argentato. La data della partenza era decisa: il 21 settembre, alle cinque del mattino. Cascasse il mondo!
“Quando torniamo?” chiese Baso.
“Quando finiamo i soldi!” rispose con fermezza Alex.
Baso pensò che, in questo caso, la permanenza in Verdon sarebbe stata estremamente breve. Lui non aveva praticamente una lira. Fu costretto, per racimolare qualche spicciolo, a rubare nella cassa della macelleria di suo padre. Ogni tanto e controvoglia, era costretto a farlo. Però solo nelle occasioni molto gravi. Suo padre se ne accorgeva, naturalmente, ma faceva finta di nulla. Qualche giorno prima di partire gli fece trovare una banconota da cinquantamila lire sul comodino. Vi era allegato un bigliettino con il quale, in tono squisito, raccomandava prudenza. Era un gran buon uomo!

* * *

La sera prima della partenza Baso chiamò Alex al telefono verso le undici.
“Pronto Alex!”
“Sei tu?” disse con voce emozionata.
“Certo che sono io!”
“Che cosa vuoi?” rispose.
“Ecco…”
“Ecco…”
“Ci sono delle novità!” disse infine.
Ad Alex cascò il mondo addosso. Già pensava che Baso gli stesse per tirare il bidone più terribile della sua vita.
“Che cosa vuoi?” chiese.
“Non mi dire che non vieni perché questa volta ti uccido!” continuò.
“No!”
“No!”
“Non è questo!”
“Stai calmo!”
“Che cazzo vuoi allora?” disse.
“Stavo per andare a dormire!”
“Non mi far stare sulle spine, domani ci aspetta un lungo viaggio!”
“Si può sapere cosa mi devi dire?”
Baso sputò il rospo.
“Samanta!”
“Samanta… mi ha telefonato!”
“Chiede se può venire con noi!” disse.
“Io gli ho detto…gli ho detto… “
“Bè, gli ho detto di sì!”
“Che poteva aggregarsi!”
“Sei d’accordo?”
“Vero?”
Alex si sedette sul divano per non svenire dall’emozione.
“Dio esiste davvero!” pensò facendosi un segno di croce.

* * *

Quella notte, ovviamente, non riuscì a prendere sonno. Era troppo felice ed eccitato. Si rigirava nel letto senza tregua. Ogni tanto dava un’occhiata alla sveglia. Si addormentò appena in tempo per sentire il suo squillo.

* * *

Alle cinque del mattino Jacopo li attendeva sotto la casa di Baso. Alex era già arrivato e stava caricando l’automobile. Jacopo gli consegnò una busta con il denaro.
“Purtroppo, non mi hanno dato le ferie!” disse sottovoce e con un groppo alla gola.
“Altrimenti sarei venuto anch’io!” aggiunse.
Prima di commuoversi del tutto se ne andò, silenzioso.
Samanta arrivò qualche minuto dopo portandosi appresso un enorme zaino ed una piacevole fragranza di lavanda.
“Ciao ragazzi!” disse mentre li baciava con entusiasmo sulla guancia.
“Davvero non vi dispiace se vengo con voi?” chiese.
“Ma dai, Sam!” disse Baso.
“Lo sai!”
“La cosa ci fa un gran piacere, invece!”.
“L’unico inconveniente è che saremo costretti a lavarci tutte le sere!” ammise Alex.
“Già!”
“Piuttosto…”
“Che cosa ha detto il tuo fidanzato di questa cosa del viaggio?” continuò.
“Non è incazzato neanche un po’?”
Samanta respirò profondamente, prima di parlare.
Si schiarì la voce.
“Vi comunico ufficialmente che sono libera!” disse infine soddisfatta.
“Io e quel pidocchio-schifoso-testa-di-cazzo ci siamo lasciati in maniera definitiva!” aggiunse.
“Ormai dieci giorni fa!” disse.
Salirono in macchina.
“Anzi è ora che mi trovi un nuovo ragazzo!” aggiunse sorridendo maliziosa.
Alex spinse sull’acceleratore. Finalmente partirono. Accese l’autoradio ed inserì una cassetta dei Pink Floyd: When the tigers broke free. Assaporò per un lungo istante quel momento. Gli sembrò d’essere dentro un film.
samu Posted - 31/01/2007 : 12:45:24
Allora...stiamo aspettando il seguito!
zano64 Posted - 25/01/2007 : 18:33:33
1987
"La storia di quel viaggio nacque per gioco, per scommessa, in una caldissima giornata di fine agosto. Alex, Peppe e Baso erano sdraiati all’ombra di un grande ulivo, cercando un po’ di refrigerio dalla calura estiva. Avevano arrampicato tutto il giorno nella piccola falesia di Bagnolo. Si erano spellati le mani su quella roccia di fossili compressi, dura come il cemento. La calura era stata insopportabile e si erano disidratati per benino. Verso sera, per fortuna, arrivò anche Jacopo portando un intero cartone di lattine di birra. Chiacchieravano animosamente di gradi e passaggi al limite del volo. C’era soprattutto molta confusione sui gradi. Nelle riviste di montagna le vie erano valutate a volte con la scala U.I.A.A., altre volte con la nuova scala francese. Era un gran pasticcio! Non si capiva come mai le vie di grado 6a fossero molto più facili delle vecchie vie di VI grado.
“Se hanno aperto la scala, introducendo il 6a dopo il VI, allora le vie di 6a devono essere più dure!” diceva Baso.
“Ma no! Cazzone!”
“Sono due cose diverse!” cercava di spiegare Peppe.
Ognuno portava ad esempio le vie che aveva scalato. Si paragonavano i singoli passi e si cercava di quantificare quanta fatica era servita per superarli.
“Il VI grado è un 5c!”
“Idioti!” provava a dire Alex.
“Ma se io sul VI grado non mi alzo neanche ed invece sul 5c arrampico anche senza una mano!” ritornava alla carica Baso.
La verità era che in molti posti dove allora si arrampicava nessuno aveva avuto il coraggio di aprire la scala delle valutazioni e quindi i gradi erano terribilmente compressi. La falesia di Bagnolo era uno di quei posti.
“Per esempio…” disse Jacopo.
“La via del Tetto…”
“Secondo voi che grado sarà?”
“Nessuno di noi è mai riuscito a passare in libera sul Tetto!”
“Non ci abbiamo neanche mai provato!”
“Come facciamo a saperlo!” rispose Baso.
La via del Tetto era realmente dura: era quotata VI+. Nella guida ufficiale era scritto: “Duro passaggio, al limite delle possibilità, tenuta violenta e ristabilimento difficile. Molto faticosa”. Solo qualche climber di Bologna, si diceva, era riuscito a salirla in libera. Era lunga non più di una decina di metri, partiva con una placca leggermente appoggiata e continuava superando un tetto profondo circa un metro e mezzo. Anche con le staffe risultava impegnativa. La chiodatura era lunga e precaria. La sezione chiave consisteva nel lanciare la mano destra molto in alto ad un grande buco svaso, poi accoppiare la sinistra, rapidamente. Evitare la sbandierata dei piedi nel vuoto, trazionare simultaneamente sulle braccia e rilanciare velocemente la mano sinistra fin sul bordo del tetto.
Di lì alzare la gamba sinistra e, facendo forza col piede, cercare di ristabilirsi.
Alex conosceva a memoria quel passo. Si era fermato una volta, incredulo, ad ammirare Ivano di Forlì (l’unico che avesse realmente superato quel passo in libera). L’aveva memorizzato a tal punto che a volte se lo sognava perfino.
“Quando riusciremo a superare quel tetto potremo andare anche in Verdon!” disse Jacopo.
“Anzi se qualcuno di voi ci riesce vi pago anche la benzina per arrivarci e tornare a casa!” aggiunse, aumentando la posta in gioco. Il suo sguardo era beffardo. Sapeva di non rischiare nulla.

* * *

Verdon era allora una parola magica, che si sussurrava appena. Le Gole del fiume Verdon, in Provenza, lunghe più di dieci chilometri, erano considerate la Mecca per tutti gli arrampicatori del mondo. Gli itinerari d'arrampicata più difficili della terra si trovavano là. Quella profonda ferita della terra, scavata da un torrente impetuoso, era un dono del cielo. Il luogo era splendido e davvero selvaggio, la roccia incredibilmente solida, il vuoto assoluto e terribile.
Bastava quel semplice nome per evocare le gesta dei più forti climber del mondo: i francesi Edlinger e Berhault, il fortissimo arrampicatore tedesco Gullich, Moffat l’inglese. E tanti altri ancora. Ognuno di loro aveva lasciato un segno indelebile su quel calcare da favola. Ognuno di loro si era calato lungo doppie vertiginose ed era risalito su quelle placche impossibili.
Per quel gruppetto d'arrampicatori, stanchi e assetati, sotto i muri di Bagnolo, il Verdon era allora distante più della Luna. Per loro era un sogno, un luogo della mente. Semplicemente il Mito. Lontano e irraggiungibile come le pareti della Yosemite Valley, come la Patagonia o le altissime montagne dell’Himalaya."


continua
Andrea Posted - 25/01/2007 : 17:51:38
...occhio,vi tengo monitorati
se partite salto su con voi..tanto qualche via facile ci sarà pure
vale_drill_man Posted - 25/01/2007 : 14:14:23
bello il verdon.......cio' lasciato una fetta de core

se è vero che il mondo gira.......io allora sto' fermo!!!
samu Posted - 25/01/2007 : 11:17:42
Penso di esserci, con Elisa.
Ho già evvertiro il mio amico Patrick che gli insegneremo a usare i piedi.

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